
2° trilogia di Palmiro- Storia di una tragedia annunciata.
di Caino (Pino Zumbo)
Il cervello di Palmiro comincia a rimuginare l’idea balzana.
Frulla da qualche giorno, …ma senza farsene accorgere troppo.
Giordano riprende il discorso interrotto dal trillo del cellulare.
Come tutti sanno, i combattenti italiani erano scalcinati e senza mezzi adeguati, ma erano nel contempo estremamente pugnaci e valorosi.
Ognuno ha fatto la sua parte, al meglio del suo coraggio.
Il 18 agosto Roma continuava a scalpitare e insistere.
Graziani come da tradizione, tergiversava, dilazionava, rinviava, insomma… continuava a prendere e perdere tempo.
Palmiro non sopporta i codardi, specie quelli che sfoggiano mostrine e medaglie.
A me pare, che questo Graziani fosse proprio un vigliaccone… un pavido.
Giordano mostra un documento firmato in calce da molti generali italiani.
Non entro nel merito, ma a me, pare che avesse anche motivazioni valide, visto che questo documento, firmato all’unanimità, dice che una vera offensiva non si poteva fare, ma “solamente svolgere piccole operazioni tendenti a mantenere il prestigio sull’avversario, allo scopo di marcare il predominio su di esso” firmato dei nostri migliori generali sul campo.
Giordano continua a estrarre dalla cassa plichi, documentando a Palmiro accuratamente lo svolgimento degli eventi e gli stati d’animo.
Il Duce rispose che l’invasione dell’Inghilterra era decisa e imminente.
Che il giorno, che il primo plotone di tedeschi toccherà il suolo inglese, simultaneamente noi dovremo attaccare in Africa. In questo passo scrive testualmente:
“Ancora una volta vi ripeto, che non vi fisso limiti territoriali, non si tratta di puntare ad Alessandria e nemmeno su Sollum. Vi chiedo solo di attaccare gli inglesi che avete di fronte… voi avete un’indubbia superiorità di effettivi, di mezzi e di morale. Cinque navi di linea sono già pronte. Pensiamo di fare un ulteriore concentramento di aeroplani.”
Palmiro lo interrompe.
Ma allora, non eravamo tanto scarsi come dici…
In realtà Graziani potette disporre di soli cinque divisioni in più e del Raggruppamento Maletti. Graziani ancora recalcitrante, l’l settembre compì ancora l’ennesimo tentativo di rinviare alla prima decade d’ottobre. Mussolini s’incazzò molto, e diede l’ordine perentorio di attaccare.
Il 9 settembre. Finalmente Graziani eseguì.
Il giovane esorta il narratore: Giordano… entra nel dunque… ti prego.
Peppino era stato assegnato al 23° corpo d’armata del generale Bergonzoli.
“Barba Elettrica”, disponeva di circa mille camion, che permettevano di trasportare solo una parte dell’unità, costringendo due divisioni ad avanzare a piedi nella sterminata fornace sabbiosa.
Belin che culo!
Il Raggruppamento Maletti era formato da tre battaglioni libici, completamente autocarrato e con grande autonomia, grazie ai suoi quattrocentocinquanta automezzi.
Il 21° e 22° rimasero di riserva a protezione di Cirene e Tobruk.
Il 13 settembre tuo nonno era dietro un pezzo d’artiglieria.
Dopo un violento bombardamento, e una bella spazzolata dell’aviazione, le nostre avanguardie passano il confine, procedendo lungo la costa e poco all’interno.
Contrariamente al piano originario, che prevedeva un largo aggiramento dall’interno.
Palmiro ha deciso, ascolta interessato intervenendo il meno possibile, il racconto gl’interessa, eccome, ma la testa gira attorno al contenuto della cassa...
La decisione di Graziani fu comunque saggia.
Con la penuria di mezzi, sarebbe stato difficile rifornire due linee operative.
Inoltre la manovra aveva spiazzato il nemico, che si ritrovava a una cinquantina di km più a sud della costa.
Si spaccarono le ossa?
Durante l’intera giornata non incontrano un’apprezzabile resistenza.
Ma parecchi camion saltarono sui campi fittamente minati, o si fermarono schiantati tra balze e scoscese, sotto il tiro delle artiglierie e i bombardamenti aerei.
Graziano mentre spiega e racconta, guarda l’espressione di Palmiro, c’è qualcosa che non va…
Ma non subirono veri contrattacchi.
Buche, macerie, mine, i cedimenti e la sabbia ardente delle piste…
Questi furono fino a quel momento, i soli ostacoli.
Graziani accelerò per tagliare fuori i nemici, ma riuscirono sempre a sganciarsi in tempo.
Tutto liscio come l’olio…
A Maletti, la nostra “punta d’acciaio”, fu assegnata l’unica manovra aggirante dall’interno, ma molti mezzi, specie le motrici e rimorchi che trasportavano i carri medi s’insabbiarono fino alle balestre, costringendo gli equipaggi a scaricare i carri e farli procedere autonomamente.
La lentezza del movimento, l’eccessivo consumo di carburanti e acqua…
Sommati ai bombardamenti aerei, non consentirono più di poter contare, sulla loro necessaria autonomia logistica e sulla capacità tattica.
Belin… Mi stai dicendo, che ancora prima di sgrugnarsi veramente col nemico, la nostra “punta d’acciaio” era già spuntata? …Fuori gioco?
Graziano sorride. Estrae un telegramma ingiallito.
Già. Il nemico osservava a debita distanza i nostri impacci, non ci fu battaglia.
Le perdite umane furono irrisorie da entrambi gli schieramenti, ma Graziani telegrafò questo a Roma, tieni, leggilo tu.
Palmiro prende il foglio in mano leggendolo ad alta voce:
“Nemico fatta tutta resistenza possibile, contrastando palmo a palmo il terreno est infine stato travolto dalla manovra che lo attanagliava… si può calcolare che abbia perduto più della metà dei sui mezzi corazzati tra quelli colpiti dall’aviazione e quelli sperduti nel deserto a seguito del disordinato ripiegamento. Aviazione prodigatasi instancabilmente in azioni bombardamento avversario… ci si domanda quando gli inglesi comincino a capire che hanno a che fare col più attrezzato esercito coloniale del mondo e quando finalmente impareranno a conoscere il valore del soldato italiano: lo apprenderanno quanto prima.”
Palmiro distoglie lo sguardo dal documento, il commento gli sorge spontaneo…
Cazzo! Ma è un’accozzaglia di belinate, una marea di balle inammissibili.
La stampa italiana tagliò l’ultimo paragrafo su ordine di Mussolini.
In realtà gli inglesi persero undici autoblindo, dieci carri leggeri distrutti, undici avariati, quattro autocarri distrutti, dodici danneggiati.
La ‘passeggiata’ a Sidi El Barrani rese lampante l’incapacità degli italiani a manovrare mezzi corazzati e coordinarsi con l’aviazione.
Anche se l’artiglieria aveva dato buona prova, Graziani aveva solo allungato le linee di rifornimento di centoventi chilometri e scoperto il fianco destro, esponendolo alle insidie dei mobilissimi nemici.
Che puntualmente, infliggevano colpi importanti partendo dalle oasi interne.
Preoccupato, Graziani interruppe l’avanzata verso l’Egitto, impegnandosi in una sistemazione logistica difensiva.
Nonostante le ‘distrazioni’, Palmiro dimostra di seguire attentamente il discorso.
Quindi più adatta a un esercito d’occupazione, che a una guerra di movimento come quella.
Graziano si rasserena.
Bravo. Purtroppo il nostro dispositivo rimaneva sempre il solito, quello ordinario per le guerre coloniali: Grandi campi trincerati, generalmente montati su un’elevazione del terreno, cinti da un muro di pietre, all’interno si trovavano dormitori, ospedali da campo, mense e magazzini.
A tuo nonno spesso giravano i coglioni...
Non fatico a pensarlo… abbiamo lo stesso sangue. Come mai?
Perché mentre la ciurma mangiava la solita sbobba del rancio, alla mensa degli ufficiali, serviva regolarmente spaghetti, prosciutto, vino e acqua minerale.
Palmiro ha un moto di rabbia.
Bella manica di stronzi!
Infatti. Anche per gli inglesi era un’assurdità.
Una distinzione impensabile, per chi usava modi spartani e assoluta parità di cibo, sia in quantità che qualità. I mesi dell’inutile sosta italiana, fecero emergere i gravi problemi irrisolti.
Come quello del rifornimento d’acqua.
Giordano s’inoltra su un ragionamento basilare.
Uno stato maggiore adeguato, abituato alle innovazioni, si sarebbe subito impegnato alle ricerche nella falda freatica, scavato pozzi, oppure avrebbero potuto organizzare (come fecero gli inglesi e in seguito i tedeschi) un servizio di cabotaggio con piccole bettoline lungo la costa.
Invece?
Graziani rimase inchiodato all’obsoleta tradizione romana: costruire un acquedotto.
Per cui vennero requisiti “senza pietà” centoventi chilometri di tubi alle concessioni agricole, paralizzando così l’economia civile, facendo ricadere il mantenimento dei coloni alla Madrepatria.
Praticamente, i pesi logistici annullavano i benefici dell’acquedotto stesso.
Porgendogli un foglio consunto, Giordano approva il giovane:
Molto bravo! Come dimostri anche tu, non ci voleva un mago per intuirlo.
Questa è la missiva di Mussolini: “Caro Graziani, a 40 giorni dalla presa di Sidi El Barrani io mi pongo questo quesito: questa lunga sosta a chi ha giovato? A noi o al nemico? Non esito un minuto solo a rispondere: ha giovato di più, anzi esclusivamente al nemico: sul campo tattico gli ha permesso di ricostruire la sua divisione corazzata che del resto non aveva subìto perdite di rilievo. Mi dicono che i prigionieri inglesi fatti da noi risalgono al totale di 6 e che il numero dei mezzi corazzati sia ancora inferiore; nel campo strategico il nemico ha accumulato tali forze e tali mezzi ad est di Marsha Matruh e soprattutto nel Delta da rendere infinitamente più oneroso il nostro attacco. Se si tarderà ancora per completare sino all’ultimo chilometro le nostre strade e i nostri acquedotti, l’attacco sarà ancora più difficile e praticamente impossibile. Durante questo periodo mentre noi non abbiamo bersagli per la nostra aviazione- se non campi di fortuna vuoti- l’aviazione inglese sta fracassandoci letteralmente le retrovie… Ora questa sosta che dura già da quaranta giorni dovrebbe protrarsi per altri sessanta giorni ancora e giunti al 15 dicembre non è sicuro che almeno a quanto mi dite nel vostro rapporto, che vi sentiate in grado di muovervi. In queste condizioni che hanno- ho il dovere di dirvelo- suscitato un movimento di forte delusione in Italia e in Germania e che incidono, a quanto mi risulta, anche sul morale della truppa, è tempo di chiedervi se vi sentite di continuare a tenere il comando o se ritenendovi ingiustamente accantonato preferite lasciarlo. Vi ripeto che al tavolo della pace porteremo a casa quello che avremo militarmente conquistato. Non valeva la pena di avere sedici mesi di tempo per prepararsi, ottenere tutto quello che voi avete chiesto, avere quindici divisioni per portare a casa Sidi El Barrani.”
Una bella cazziata. Graziani che fa? Lascia il comando?
Macché. Chiede tempo.
Minchia, ancora?
Chiede anche duemila autocarri, e altri Caterpillar con rimorchio.
E il Duce?
Giordano punta il dito su una riga di un foglio successivo.
Non insiste. Gli lascia “tutto il tempo che riterrete necessario per una conveniente preparazione”, come si legge in queste righe di corrispondenza.
Il 19 ottobre una nuova offerta d’intervento tedesco del generale von Thoma viene fatta cadere per ragioni politiche.
Ragioni politiche? In che senso?
La spartizione al tavolo della pace.
Ma a parere di Graziani, la brigata corazzata tedesca poteva essere sostituita da un reggimento rinforzato, togliendo qualche reparto all’armata del Po e con un centinaio di autoblindo.
E gli inglesi com’erano messi?
Si leccavano le ferite e preparavano la controffensiva.
L’unica informazione esatta che gli italiani avevano sulle loro forze, erano i 226 carri armati tra medi e pesanti. In realtà non erano messi bene. Avevano forze impegnate in mezzo globo.
In tutto in nord Africa avevano 400 mezzi corazzati.
Erano più lenti e meno armati dei carri tedeschi, ma micidiali contro i nostri, che avevano la corazzatura di una scatoletta di tonno.
Gli inglesi temevano l’intervento tedesco?
Churcill cercava la possibilità di un’offensiva.
Atta a prevenire quella nemica, …voleva schiarirsi le idee.
Quella precisa era, che non voleva assolutamente che si concentrassero schiaccianti forze nemiche, nessuno aveva certezze assolute su tempi e forze del nemico.
Una delle cose che raccomandò ai suoi con estrema chiarezza, fu di esaminare e discutere nei particolari, la corrispondenza tra unità combattenti e razioni.
Sapeva che in medio Oriente la sproporzione forza combattente e forza razioni era maggiore che in altri quadri di guerra.
Chiese ai servizi di ogni genere, di contribuire per mantenere l’ordine, e di organizzarsi in impieghi d’emergenza.
Scommetto che voleva combattessero tutti, che ognuno facesse la sua parte, fino all’ultimo uomo.
Giordano riprende la cartina militare in mano, ma non la apre subito.
La controffensiva inglese, che ci ributterà in mare in poco tempo, ha un paio di premesse.
Le nostre ridotte e fortificazioni erano toste.
Protette da vaste aree di campi minati, con una notevole potenza di fuoco, presidiate da tremila soldati cazzuti, morti di fame… ma cazzuti.
Gli inglesi facevano danni, ma ci sbattevano puntualmente il grugno.
Giordano riapre la mappa.
Noi tradizionalmente non effettuavamo molti pattugliamenti.
Tranne sporadiche ricognizioni in forze, che percorrevano la zona avanzata, sollevando enormi polveroni visibili a lunghe distanze.
Loro invece, agivano di notte, in piccoli gruppi, a volte con un solo automezzo.
Segna col dito le varie zone e passaggi.
Si spingevano in profondità nella terra di nessuno.
Prima che sorgesse l’alba si mimetizzavano col mezzo, sorvegliando il deserto.
Acquattati, segnalavano gli spostamenti, e la notte successiva si buttavano dietro le nostre linee.
Il comando britannico era sempre molto ben informato.
Già così, probabilmente sarebbe bastato. Invece, pescarono anche il fatidico jolly.
Cioè?
Un giorno, un perspicace colonnello dei servizi segreti, notò un bel particolare.
Dai rapporti che pervenivano finì coll’accorgersi, che le pattuglie d’esploratori della zona compresa tra Nibeiwa e Sofafi non segnalavano mai alcun movimento.
Palmiro comincia a sfumare l’idea di rubare qualcosa dalla cassa, sostanzialmente è combattuto, vorrebbe, ma gli scazza, comunque… per ora, è preso dalla ricostruzione storica…
Incuriositosi andò di persona a verificare, accompagnato solo dall’autista.
Verificò più volte. Addentrandosi ogni volta di più, senza incontrare anima viva.
Non riusciva a crederci: un territorio grande come la Lombardia era vuoto, senza nessuna difesa.
Che disastro…com’è stato possibile?
Nella nostra catena di fortificazioni, il margine interno occidentale era completamente sguarnito, senza neppure campi minati, …il nulla.
Perché i rifornimenti raggiungevano quelle posizioni da occidente, quindi avevano disposto e concentrato campi minati e ostacoli anticarro sull’esterno orientale.
Gli inglesi riuscirono a mantenere il prezioso segreto e si prepararono.
Quell’imperdonabile voragine scoperta, segnò l’esito della battaglia in partenza.
Che banda di mediocri, inadeguati incompetenti…
Un ruolo importante lo giocò anche l’errata convinzione che avevamo del nemico.
Che intendi dire?
Fino a quell’ineluttabile momento, gli italiani conoscevano gli inglesi solo come perdenti.
Ovunque.
Palmiro fa’ mente locale, tutto corrisponde alla verità.
I crucchi li hanno suonati come tamburi in Francia, Belgio, Norvegia.
Noi nella Somalia britannica e nel deserto occidentale.
Nel dicembre del 40, non potevano neanche concepire, che gli inglesi fossero in grado di attaccare seriamente.
Il giovane interviene con quesiti sempre pertinenti, dimostrando logica ed interesse.
E i nostri servizi segreti?
Tendevano a ingrandire le cose.
In tempo di guerra, le informazioni assumono la stessa importanza dei rifornimenti di materiale. Devono essere precise al pelo, come il calibro di un cannone.
I comunicati erano assurdi, sembrava che la guerra incoraggiasse militari e politici a gonfiare, ingigantire le cose.
Un bel guaio…
Un gabbiano atterra sulla balaustra. E’ maestoso. La coppia resta immobile ad osservarlo.
Si mette apposto qualche piuma col becco e libra nuovamente nello strapiombo sulla scogliera. Giordano riprende a parlare:
Anche se il quartier generale, del continuo flusso di notizie in arrivo, ne accettava per buone la metà, rimaneva pur sempre all’oscuro della situazione reale.
Ignaro di quando finisse la fantasia… e cominciasse la realtà.
E i britannici?
In quella settimana, gli inglesi potettero sperare in una certa sorpresa.
Ma non potevano sapere fin dove avrebbero potuto avanzare e con quale rapidità.
Il generale Wavell concepì inizialmente la sua offensiva come una puntata in forze.
Se fosse riuscita, si sarebbe disposto in modo da inseguirci e incalzarci fino a Sollum, e magari oltre… anche se nessuno di loro osava sperare tanto.
E se avessero zuccato?
Se invece avessero buscato, avrebbero potuto ritirarsi nuovamente a Marsa Matruh.
Aveva previsto, passando da quell’incredibile ma innegabile varco, l’impiego di due divisioni:
La 7a corazzata del generale Creagh come punta di diamante, e la 4° divisione indiana guidata dal generale Pierce. Ma poi cambiò il piano (e fece bene, nell’attacco concepito inizialmente si sarebbe imbattuto in un campo minato che lo avrebbe inchiodato), decise un approccio meno diretto: Assalire i nostri campi alle spalle, suggeritogli dal generale Smith.
Ma furono le doti del generale O’Connor a premiare l’iniziativa inglese, con una serie di vittorie in battaglie in rapido e continuo movimento.
Com’erano le forze in campo?
Loro 30.000 uomini, noi 80.000.
Però avevano 275 carri armati tra cui 50 Matilda, dotati di un’armatura così pesante da non temere nessuna nostra arma anticarro, noi invece avevamo 120 carri vulnerabilissimi e abbastanza inutili. Quei 50 Matilda svolsero un ruolo assolutamente decisivo in tutte le battaglie che seguirono.
La battaglia comincia…
La notte del 7 dicembre partirono da Matruh percorrendo centodieci chilometri in pieno deserto.
La notte seguente attraversarono il varco, superando la linea dei nostri campi fortificati.
Alle 9 del mattino la fanteria della 4° divisione indiana, preceduta dalla 7° corazzata attaccò alle spalle Nibeiwa, cogliendo di sorpresa la guarnigione: 4000 prigionieri.
Tra i carristi, solo 7 uomini rimasero uccisi.
I Matilda continuarono la marcia verso nord, nel pomeriggio presero il campo Tummar ovest e in giornata quello di Tummar est, nel frattempo la 7a corazzata raggiunse la strada costiera, interrompendo la direttrice della ritirata italiana.
Il giorno dopo giunsero a Sidi El Barrani, che occuparono prima che calasse la notte.
Il giorno dopo intercettarono una grande colonna di italiani in ritirata.
Li catturarono tutti: 14.000 soldati e 88 cannoni.
Portando il loro bottino a 40.000 prigionieri e 400 cannoni. Conquistati in un attimo.
Un irreparabile disastro, Graziani che fece?
Ordinò la ritirata.
Ripassata la frontiera con i resti delle truppe, si rifugiò nella piazzaforte costiera di Bardia.
Mostra la lettera che Graziani scrisse a Mussolini il 12 dicembre 40.
Questa, è una lunga sequenza di cazzate e giustificazioni.
Parla di disposizioni al genio per interrompere la via per Bengasi, ma questo è il passo che preferisco: “…Dopo questi ultimi avvenimenti riterrei mio dovere anziché sacrificare mia inutile persona sul posto portarmi a Tripoli, se mi riuscirà, per mantenere almeno alta su quel castello la bandiera d’Italia, attendendo che Madrepatria mi metta in condizioni di continuare ad operare.”
Poi prosegue senza ritegno paragonandosi alla “pulce contro l’elefante” Farnetica di “memoria testamentaria e perché ognuno si assuma di fronte alla storia la responsabilità in proprio di quello che oggi accade. Concludendo Duce, la salvezza della Libia è oggi affidata alla volontà del nemico. Poi deraglia con una serie di quiz, tipo: “Vorrà esso spingersi oltre Tobruk o si terrà volontariamente su questo obiettivo? Oppure: “O ritardare e sospendere per il momento l’avanzata in Libia per riprenderla a cose colà chiarite?” Conclude dicendo: “A questi sottili fili del destino Duce, ripeto, è oggi legata la sorte della Libia.”
Grottesco. Pazzesco. Non ci sono commenti.
A Bardia al comando di Barba elettrica c’era anche tuo nonno con 45.000 uomini.
Da essa dipendeva la salvezza della Cirenaica.
Schierò 430 bocche da fuoco su un perimetro di trentadue chilometri. Ma occorreva ben altro.
Le difese erano modeste, incomplete, il fosso anticarro era stato riempito dal ghibli, a nessuno venne l’idea (che avranno gli inglesi a Tobruk) di coprirlo con fogli di compensato.
Poteva contare su 12 carri medi e 25 scatolette di sardine.
In più, come al solito, i diagrammi del SIM peccavano di pessimismo prudenziale, che a quel punto della favola, assumeva un aspetto delittuoso.
Perché l’eccesso di sopravalutazione del nemico, deprimeva ulteriormente gli spiriti già molto abbattuti dei nostri combattenti.
Invece i sudditi di sua maestà com’erano messi?
La solita 7° corazzata e la 6° australiana che sostituì la 4° indiana.
In tutto 22.000 uomini, 122 cannoni e 26 carri, essendo gli altri sparsi nella manovra aggirante.
Forze abbastanza equilibrate quindi.
La nostra artiglieria avrebbe pareggiato la leggera superiorità di corazzati inglesi, che sarebbero stati fermati definitivamente, con l’intervento in massa della nostra ferraglia cingolata. Giusto?
Giordano continua a raccontare senza rispondere.
Il 3 gennaio 41 sferrarono l’attacco su Bardia. Come al solito, i 22 carri Matilda fecero da apriscatole, la difesa crollò velocemente, il terzo giorno s’arrese.
Accendendosi una sigaretta Palmiro s’intristisce:
Belin che delusione. Meno male che era il generale più tosto...
Lo era. Credimi.
Tuo nonno non era tenero nei giudizi agli ufficiali, ma su Bergonzoli, lo ribadì a mio padre sempre. Caduta Bardia gli stessi carri si lanciarono verso Tobruk, fu attaccata il 21 e presa il giorno dopo.
I 16 Matilda rimasti, furono come al solito decisivi e fecero la differenza.
Mai nella storia delle guerre, era accaduto che lo stesso reparto svolgesse una serie di battaglie con una funzione così decisiva, tanto da conquistare la Cirenaica praticamente da soli, in un batter d’occhio. Da Sidi El Barrani a Tobruk. Ora toccava a Bengasi e il suo porto.
Sono i posti del nonno… ma lui dov’era, in mezzo a tutto questo?
Sempre con Barba elettrica.
Il terzo giorno della battaglia di Bardia, si rese conto che non c’erano più speranze, così lasciò la città con alcuni ufficiali e qualche soldato, compreso Peppino, che era stato preso a cuore dal generale, e gli fungeva anche da attendente.
Si fidava molto di lui.
Palmiro ha deciso, non fregherà nulla, e sicuramente non oggi, non ora.
Si nascosero in caverne durante il giorno, spostandosi di notte attraverso le linee nemiche.
Tuo nonno raccontava che a volte erano così vicini, da sentirli parlare, da poter annusare il cibo sui fuochi dei bivacchi. Impiegarono cinque giorni per arrivare a Tobruk.
Dopo la sua caduta, raggiunsero Derna con l’ultimo volo disponibile.
Si poteva difendere più facilmente, ma quando molti cannoni cominciarono a tacere per mancanza di munizioni, il generale fece evacuare le truppe di notte.
Che seguì a distanza lungo la strada costiera per Bengasi, con una Fiat Topolino guidata da Peppino. Ma gli inglesi, non gli diedero il tempo d’approntare una difesa fuori Bengasi.
Perché fuori le mura?
Perché Bengasi era una città aperta. Non volevano esporre donne e bambini a ulteriori sofferenze. Così decisero di proseguire la ritirata fino a Tripoli.
Palmiro ripensa ai bombardamenti inglesi su Genova, semidistrutta dalle corazzate inglesi.
Ci sono macerie e segni di quei bombardamenti ancora oggi, in alcuni punti della città.
Giordano continua il racconto imperterrito.
I britannici, battendo un record di percorrenza mai più eguagliato, riuscirono a tagliargli la strada e oltre a disintegrare definitivamente Graziani.
Quella battaglia di carri, fu l’ultima ‘botta di vita’ del nostro effimero Impero d’Africa Orientale.
E il nonno che fine fece?
Quando Bergonzoli, fallito il secondo contrattacco per mancanza di munizioni, vide la fine ineluttabile, decise di non farsi catturare e, per l’ennesima volta, riuscì a beffare gli inglesi.
Riuscì a raggiungere Tripoli, salvandosi assieme a Peppino e Alviero e ad un gruppo di commilitoni che gli aveva sempre combattuto a fianco.
Arrivarono alle porte di Tripoli con un blindo malamente sgangherato.
A Tripoli che successe?
Stava per arrivare Erwin Rommel.
La volpe del deserto?
Già, proprio lui…
Palmiro lo blocca.
Giordano… si è fatta sera, è l’ora che rimetta le chiappe sulla sella…
Ok, continueremo un’altra volta…
Certamente! Peppino con la volpe del deserto… belin, che l’avrebbe mai detto.
Domani hai da fare?
Stasera ho un impegno, tornerò nella serata di domani, mi spiace.
Fa niente, faremo per un altro giorno.
I due si scambiano una stretta di mano e si congedano.
Mentre il giovane procede sull’Aurelia costeggiando il manto fluido nel suo srotolarsi perpetuo, pensa che non è riuscito a fregargli niente neppure stavolta.
Meglio così, stasera andrà fuori… stanotte la casa sarà vuota…
Quel ripostiglio non contiene nessuna cassa, eppure l’ha tirata fuori da lì.
Nella cassettiera da erborista, non ci sta’…
Mr. Hide (la parte negativa, di ognuno di noi) ha ancora il sopravvento sul Dott. Jekyll (la parte positiva). Palmiro non resiste, malgrado il conflitto interiore, ha in mente di fargli una visita… stanotte si muoverà.
Fine seconda trilogia.